domenica 20 aprile 2008

Afa

A Quarto mondo comincia a fare caldo.
La primavera sembra avere già lasciato il posto all'estate, con la sua calura asfissiante e insopportabile. Il clima muta, fà un giro continuo, così come le sensazioni che ti arrivano addosso.
D'inverno questi posti sembrano un letamaio come sempre, ma è soprattutto d'estate che danno il meglio di sè.
Sulla costiera cominciano a vedersi magari i primi patiti della tintarella, la gente fa jogging ed il Vesuvio fà da sfondo a magliette a mezza manica e gelati. I turisti cominciano a ritornare, hanno voglia di espolorare la famigerata città di Pulcinella, vogliono vedere con i propri occhi se tutto ciò che si dice di Napoli è vero. Le strade sono affollate, si vedono le macchine fotografiche che incamerano foto su foto, i carretti ambulanti vendono bibite a prezzi folli ed i monumenti imbrattati riacquistano un pò di importanza.
Nell'hinterland no. In queste zone la tintarella la prendi camminando per strade desolate, incorniciate da sacchetti di spazzatura, pneumatici ed arredi come divani e mobili gettati lungo le strade. Il sole picchia, batte forte sulle poche teste presenti nelle tante vie solitarie e degradate. Le ore di pranzo sono quelle in cui la sensazione di essere completamente soli è più forte. Per strada ci sei solo tu, tu e quella fottuta afa che non fà altro che stordirti e mostrarti al meglio in che cesso a cielo aperto vivi. Il caldo inoltre mette in risalto il fetore della spazzatura che sale indisturbato fino al tuo naso. Mi guardo intorno, penso ogni volta in quale schifo di posto abito, mi sento solo. Viene la voglia di urlare, di prendere a calci in culo tutto e tutti, di distruggere e distruggersi fino allo stremo delle forze, consapevole che tutto ciò servirà a nulla. Nulla e nient'altro. Ti senti prigioniero di un posto dalla quale non puoi fuggire, una prigione di quattro mura che ha il nome di casa. Una prigione dove l'unico reato che devi scontare sembra quella di essere nato. Il sole continua a picchiare, a volte impedisce anche di pensare. Forse è meglio così. Non pensare è il non-segreto. Cominciare a farsi le pippe mentali significa fare la fine del sottoscritto. Il problema però è proprio questo. Quando attraverso questi posti non riesco a non pensare a ciò che si cela dietro, così come quando guardo un sacchetto di immondizia non riesco a non pensare a tutta la storia di quella busta di plastica gettata a terra. E l'estate non fà altro che far lievitare quello schifo che ti porti dentro.
Brucia, brucia tutto.
Brucia fuori, brucia dentro...

lunedì 14 aprile 2008

Centri commerciali

E' assurdo che per realizzare una qualsiasi infrastruttura da queste parti ci mettano anni ed anni quando tutto va bene, mentre per ereggere un centro commerciale ci impieghino soltanto pochi mesi.
Il profitto non può attendere, i bisogni e i diritti della gente si.
Uno di questi colossi di cemento armato lo posso vedere tutti i giorni dalla mia abitazione.
Quasi cento negozi, quasi 10.000 posti auto. Grosso, ma neanche più di tanto. Ce ne sono di più grandi in circolazione in queste terre di nessuno.
Vengono edificati dove prima vi era il nulla. Un nulla fatto di terreno e sterpaglie circondato spesso da enormi palazzoni o strade totalmente solitarie. Poi, all'improvviso, cominciano ad innalzarsi i pilastri e tutto il resto, come se la terra stesse vomitando fuori un maledetto vulcano. Vulcani che però non eruttano lava e ceneri, ma soldi. Soldi che finiranno nelle tasche di chi ha tutto ciò che di materiale potrebbe essere desiderato. Soldi, soldi e nient'altro. Ne costruiscono a centinaia, a migliaia. Sembra che li edifichino per nascondere i problemi e dare alla gente una sensazione diversa di questi luridi posti, come se alla fine non fossero poi così abbandonati a sè stessi. Il centro I pini ed il Carrefour a Casoria (NA), il Vulcano Buono a Nola (NA), il centro Campania a Marcianise (CE), gli Auchan a Giugliano ed a Mugnano (NA), Le porte di Napoli ad Afragola (NA), le Campane a Pozzuoli (NA), il Quarto Nuovo a Quarto (NA).
Sono soltanto alcuni dei colossi che sono stati inaugurati in questi fottuti anni di sperpero.
Ci vai quando non hai una benemerita mazza da fare. L'obbiettivo in fondo è quello. Fuori niente, dentro tutto. Negozi, Bar, punti di ristoro, piazzette con maxi-schermi per vedere anche le partite, il cinema e quant'altro. Tutto studiato per indurre le mani ad allungare i portafogli.
Per raggiungere questi molossi però, bisogna passare nelle sconfinate periferie a Nord di Napoli ed a Sud di Caserta. Terre dove l'autostrada del sole, la A1, e la tangenziale, sembrano attraversare un inferno infuocato. E non sò perchè, ma questa sensazione vige anche in inverno, quando fà freddo.
Negli ultimi anni sono forse nati più centri commerciali in Campania che bambini in Africa.
La cosa bella è che funzionano, altrimenti non li costruirebbero. Fruttano danaro e a nessuno rompono le palle. Adesso anche nella zona dove risiedo potrò dire di avere un centro commerciale vicino casa. Quando prima dichiaravo la mia località di residenza, nessuno capiva mai in che fottuto posto abitassi. Adesso invece sono in molti a conoscerla, per via di un nuovo, ennesimo agglomerato di cemento armato.
Se dunque prima questo era soltanto un buco del cesso sconosciuto, l'unica differenza è che adesso, con la costruzione di questo nuovo mostro, è soltanto un buco del cesso conosciuto...

martedì 8 aprile 2008

Solo un numero

Un ennesimo spazio sulla rete dedicato alla megalopoli più invivibile del Sud Italia stà prendendo forma.
Questo Blog non l'ho aperto con l'intenzione di riportare soltanto fatti di cronaca o cose che avvengono da queste parti, ma piuttosto per vomitare giù quella sorta di malessere che porto in incubazione da non sò quanto tempo. Pensieri, sfoghi, tutto ciò che gira nella testa dopo avere percepito l'esterno con quelli che sono i cinque sensi.
Il silenzio è rilassante, piacevole, a volte si spera che non finisca mai.
Il problema è che qui di silenzio ve n'è troppo. Tutto gira attorno ad uno stramaledetto caos, ma su questo caos prevale il silenzio. E' per così dire, un caos silenzioso.
Molte cose esistono, si vedono, si sentono, ma è come se non esistessero. Si fà finta di nulla, si tira avanti e si campa sperando nella cosiddetta "ciorta". La vita è come se fosse in mano a qualcuno o qualcosa, mentre noi saremmo soltanto dei burattini legati a dei sottili fili che rischiano ogni giorno di spezzarsi. Tanti burattini, un'infinità di fantocci che altro non sono se non numeri da contare. Numeri. Cosa sono io, se non un numero come tutti in questa fanatica società che basa la propria ideologia sul danaro? I soldi rendono la gente numeri. Io sono quello che paga, consuma, colui che porta soldi. Sono uno di quei poveri fessi che abita in un marcio vomitevole e che fà girare questa società. Sono uno di quelli che campano alla giornata in queste terre di nessuno. Nessuno, ecco cosa sono. Ma su questo prevale il silenzio. Siamo numeri silenziosi.
Per questo motivo ho cercato di voler alleggerire il fegato per evitare che scoppiasse. Un banale spazio sulla rete non è certo la soluzione dei mali di questi posti, ma perlomeno può mettere alla luce ciò che pensi, in maniera tale che qualcuno possa accorgersi di ciò che vuoi comunicare, ammesso che sia chiaro.
Non sono cresciuto in strada con la gente, ma tra la gente. Una strada fatta in un certo senso anche da me stesso. Una strada che spesso mi porta a chiudermi, lasciando che le urla si consumino o si continuino ad alimentare all'interno del corpo.
Prima adoravo Napoli. Col tempo ho imparato anche ad odiarla.
Questo è soltanto l'ennesimo esempio di questa sorta di rancore che porto appresso.
Rancore verso questo posto che non và, verso tutti questi fottutissimi problemi che continuano a scivolare sulle teste delle persone assopite, verso coloro che hanno ridotto la terra in cui sono nato in un cesso a cielo aperto. Rancore!
Il rancore di un numero, uno dei tanti.
Quarto mondo ha trovato uno spazio virtuale dove crescere. Una voce incazzata lo narra, cerca di trasmetterlo a qualcuno, augurandosi che quel silenzio, cominci in parte a sentirsi...

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