A Quarto mondo comincia a fare caldo.
La primavera sembra avere già lasciato il posto all'estate, con la sua calura asfissiante e insopportabile. Il clima muta, fà un giro continuo, così come le sensazioni che ti arrivano addosso.
La primavera sembra avere già lasciato il posto all'estate, con la sua calura asfissiante e insopportabile. Il clima muta, fà un giro continuo, così come le sensazioni che ti arrivano addosso.
D'inverno questi posti sembrano un letamaio come sempre, ma è soprattutto d'estate che danno il meglio di sè.
Sulla costiera cominciano a vedersi magari i primi patiti della tintarella, la gente fa jogging ed il Vesuvio fà da sfondo a magliette a mezza manica e gelati. I turisti cominciano a ritornare, hanno voglia di espolorare la famigerata città di Pulcinella, vogliono vedere con i propri occhi se tutto ciò che si dice di Napoli è vero. Le strade sono affollate, si vedono le macchine fotografiche che incamerano foto su foto, i carretti ambulanti vendono bibite a prezzi folli ed i monumenti imbrattati riacquistano un pò di importanza.
Nell'hinterland no. In queste zone la tintarella la prendi camminando per strade desolate, incorniciate da sacchetti di spazzatura, pneumatici ed arredi come divani e mobili gettati lungo le strade. Il sole picchia, batte forte sulle poche teste presenti nelle tante vie solitarie e degradate. Le ore di pranzo sono quelle in cui la sensazione di essere completamente soli è più forte. Per strada ci sei solo tu, tu e quella fottuta afa che non fà altro che stordirti e mostrarti al meglio in che cesso a cielo aperto vivi. Il caldo inoltre mette in risalto il fetore della spazzatura che sale indisturbato fino al tuo naso. Mi guardo intorno, penso ogni volta in quale schifo di posto abito, mi sento solo. Viene la voglia di urlare, di prendere a calci in culo tutto e tutti, di distruggere e distruggersi fino allo stremo delle forze, consapevole che tutto ciò servirà a nulla. Nulla e nient'altro. Ti senti prigioniero di un posto dalla quale non puoi fuggire, una prigione di quattro mura che ha il nome di casa. Una prigione dove l'unico reato che devi scontare sembra quella di essere nato. Il sole continua a picchiare, a volte impedisce anche di pensare. Forse è meglio così. Non pensare è il non-segreto. Cominciare a farsi le pippe mentali significa fare la fine del sottoscritto. Il problema però è proprio questo. Quando attraverso questi posti non riesco a non pensare a ciò che si cela dietro, così come quando guardo un sacchetto di immondizia non riesco a non pensare a tutta la storia di quella busta di plastica gettata a terra. E l'estate non fà altro che far lievitare quello schifo che ti porti dentro.
Sulla costiera cominciano a vedersi magari i primi patiti della tintarella, la gente fa jogging ed il Vesuvio fà da sfondo a magliette a mezza manica e gelati. I turisti cominciano a ritornare, hanno voglia di espolorare la famigerata città di Pulcinella, vogliono vedere con i propri occhi se tutto ciò che si dice di Napoli è vero. Le strade sono affollate, si vedono le macchine fotografiche che incamerano foto su foto, i carretti ambulanti vendono bibite a prezzi folli ed i monumenti imbrattati riacquistano un pò di importanza.
Nell'hinterland no. In queste zone la tintarella la prendi camminando per strade desolate, incorniciate da sacchetti di spazzatura, pneumatici ed arredi come divani e mobili gettati lungo le strade. Il sole picchia, batte forte sulle poche teste presenti nelle tante vie solitarie e degradate. Le ore di pranzo sono quelle in cui la sensazione di essere completamente soli è più forte. Per strada ci sei solo tu, tu e quella fottuta afa che non fà altro che stordirti e mostrarti al meglio in che cesso a cielo aperto vivi. Il caldo inoltre mette in risalto il fetore della spazzatura che sale indisturbato fino al tuo naso. Mi guardo intorno, penso ogni volta in quale schifo di posto abito, mi sento solo. Viene la voglia di urlare, di prendere a calci in culo tutto e tutti, di distruggere e distruggersi fino allo stremo delle forze, consapevole che tutto ciò servirà a nulla. Nulla e nient'altro. Ti senti prigioniero di un posto dalla quale non puoi fuggire, una prigione di quattro mura che ha il nome di casa. Una prigione dove l'unico reato che devi scontare sembra quella di essere nato. Il sole continua a picchiare, a volte impedisce anche di pensare. Forse è meglio così. Non pensare è il non-segreto. Cominciare a farsi le pippe mentali significa fare la fine del sottoscritto. Il problema però è proprio questo. Quando attraverso questi posti non riesco a non pensare a ciò che si cela dietro, così come quando guardo un sacchetto di immondizia non riesco a non pensare a tutta la storia di quella busta di plastica gettata a terra. E l'estate non fà altro che far lievitare quello schifo che ti porti dentro.
Brucia, brucia tutto.
Brucia fuori, brucia dentro...









