Cielo cupo, nuvoloso. Passo dopo passo, metro dopo metro, rifiuto su rifiuto. Uno dei soliti giorni, uno dei tanti. Corso Umberto. I cumuli di 'munnezza giacevano sulla strada, mentre la gente continuava a passeggiare come se nulla fosse. 

Ogni tanto sentivo anche l'accento di qualche turista che mi camminava vicino. La domanda che mi pongo sempre quando vedo turisti è: "ma cosa diamine ci verranno a visitare qui?" Domanda alla quale non trovo risposta, se non che vengano apposta per avventurarsi in una città dove l'unica cosa che puoi fare è una breve vacanza. Ma viverci... no, quello no. Viverci è un'altra cosa.
Corso Umberto è sempre un cesso a cielo aperto, c'è poco da fare. Cinesi, africani, venditori ambulanti sistemati ovunque, spazzatura e puzza di marcio. Il benvenuto a chi scende dalla stazione principale di Piazza Garibaldi. Le migliaia di traverse accolgono nelle loro viscere centinaia di negozi, per la maggior parte cinesi, nascondendo sotto l'ombra dei palazzi di tutto e di più. Sul rettifilo ci trovi ciò che non riesci a trovare in quasi tutto il resto dellà città.
Ebbene, quel giorno mi sentivo ancora più strano. Una sensazione come al solito di rabbia mista a schifo, ma forse con qualcosa in più. Avevo da poco finito di pranzare. Una pizza, forse l'unica cosa buona che resta di questo posto. Nel percorrere Corso Umberto, lo scenario che si proponeva ai miei occhi era una trincea di spazzatura. Tutta rovesciata sulla strada, tutta lì, ad appestare l'aria ed i polmoni. Forse sparsa da chi ovviamente ne ha i coglioni pieni.
Ogni giorno passo accanto a cumuli di rifiuti, ma quella volta mi sentivo stranamente ancora di più una sorta di rifiuto umano.
Ti toglie la dignità. O almeno, cerca di togliertela.
Vedi la tua città in TV, trasmessa da chi non sà neanche cosa significhi camminare tra l'immondizia, sentirne tutti i giorni la puzza. E pensi a chi riesce dall'alto del suo potere a fottere ancora tutto e tutti. Politica, Camorra, e purtroppo spesso anche Polizia. Un agglomerato di assassini che sono riusciti a farti perdere la voglia di goderti una marea di cose. E ad altri anche la vita. Strano pensare come nel 2008, era dei Computer e di tecnologia, non si riesca a risolvere uno degli infiniti problemi di questo lurido pianeta. Ma si sà, il problema non stà nel non poterlo risolvere. Il problema stà nel non volerlo risolvere.
Corso Umberto è sempre un cesso a cielo aperto, c'è poco da fare. Cinesi, africani, venditori ambulanti sistemati ovunque, spazzatura e puzza di marcio. Il benvenuto a chi scende dalla stazione principale di Piazza Garibaldi. Le migliaia di traverse accolgono nelle loro viscere centinaia di negozi, per la maggior parte cinesi, nascondendo sotto l'ombra dei palazzi di tutto e di più. Sul rettifilo ci trovi ciò che non riesci a trovare in quasi tutto il resto dellà città.
Ebbene, quel giorno mi sentivo ancora più strano. Una sensazione come al solito di rabbia mista a schifo, ma forse con qualcosa in più. Avevo da poco finito di pranzare. Una pizza, forse l'unica cosa buona che resta di questo posto. Nel percorrere Corso Umberto, lo scenario che si proponeva ai miei occhi era una trincea di spazzatura. Tutta rovesciata sulla strada, tutta lì, ad appestare l'aria ed i polmoni. Forse sparsa da chi ovviamente ne ha i coglioni pieni.
Ogni giorno passo accanto a cumuli di rifiuti, ma quella volta mi sentivo stranamente ancora di più una sorta di rifiuto umano.
Ti toglie la dignità. O almeno, cerca di togliertela.
Vedi la tua città in TV, trasmessa da chi non sà neanche cosa significhi camminare tra l'immondizia, sentirne tutti i giorni la puzza. E pensi a chi riesce dall'alto del suo potere a fottere ancora tutto e tutti. Politica, Camorra, e purtroppo spesso anche Polizia. Un agglomerato di assassini che sono riusciti a farti perdere la voglia di goderti una marea di cose. E ad altri anche la vita. Strano pensare come nel 2008, era dei Computer e di tecnologia, non si riesca a risolvere uno degli infiniti problemi di questo lurido pianeta. Ma si sà, il problema non stà nel non poterlo risolvere. Il problema stà nel non volerlo risolvere.
Impotenza! Senti l'impotenza scorrerre dentro le vene. Guardi come tutto và avanti e non cambi mai una sola fottutissima cosa, nonostante gli sforzi. Ti palpita la testa, ti senti di scoppiare. Manderesti tanti di quegli urli da far crollare anche quel maledetto Vesuvio che fà da sfondo a questa miseria, a questa fogna che continuano a chiamare città, che continuano a chiamare Napoli.
Ti senti uno straccio. Ti chiedi come cazzo si possa arrivare a questo al giorno d'oggi, a come possa tirare tutto avanti nonostante non funzioni una benemerita mazza che vada a tuo favore. Quel giorno vedevo il tutto come se fossi più che mai uno spettatore dietro le quinte, una sorta di uomo invisibile. Come se tutto fosse solo un incubo. Non fai dunque altro che ripeterti di svegliarti, ma non ti svegli.
Perchè sai che non è un incubo. Non lo è, e non lo sarà mai. E' peggio. E' la realtà.






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M.Sans. di Notecologiche
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