domenica 25 maggio 2008

Rifiuto umano

SpazzaturaCielo cupo, nuvoloso.
Passo dopo passo, metro dopo metro, rifiuto su rifiuto. Uno dei soliti giorni, uno dei tanti.
Corso Umberto. I cumuli di 'munnezza giacevano sulla strada, mentre la gente continuava a passeggiare come se nulla fosse. Ogni tanto sentivo anche l'accento di qualche turista che mi camminava vicino. La domanda che mi pongo sempre quando vedo turisti è: "ma cosa diamine ci verranno a visitare qui?" Domanda alla quale non trovo risposta, se non che vengano apposta per avventurarsi in una città dove l'unica cosa che puoi fare è una breve vacanza. Ma viverci... no, quello no. Viverci è un'altra cosa.
Corso Umberto è sempre un cesso a cielo aperto, c'è poco da fare. Cinesi, africani, venditori ambulanti sistemati ovunque, spazzatura e puzza di marcio. Il benvenuto a chi scende dalla stazione principale di Piazza Garibaldi. Le migliaia di traverse accolgono nelle loro viscere centinaia di negozi, per la maggior parte cinesi, nascondendo sotto l'ombra dei palazzi di tutto e di più. Sul rettifilo ci trovi ciò che non riesci a trovare in quasi tutto il resto dellà città.
Ebbene, quel giorno mi sentivo ancora più strano. Una sensazione come al solito di rabbia mista a schifo, ma forse con qualcosa in più. Avevo da poco finito di pranzare. Una pizza, forse l'unica cosa buona che resta di questo posto. Nel percorrere Corso Umberto, lo scenario che si proponeva ai miei occhi era una trincea di spazzatura. Tutta rovesciata sulla strada, tutta lì, ad appestare l'aria ed i polmoni. Forse sparsa da chi ovviamente ne ha i coglioni pieni.
Ogni giorno passo accanto a cumuli di rifiuti, ma quella volta mi sentivo stranamente ancora di più una sorta di rifiuto umano.
Ti toglie la dignità. O almeno, cerca di togliertela.
Vedi la tua città in TV, trasmessa da chi non sà neanche cosa significhi camminare tra l'immondizia, sentirne tutti i giorni la puzza. E pensi a chi riesce dall'alto del suo potere a fottere ancora tutto e tutti. Politica, Camorra, Polizia. Un agglomerato di bastardi che sono riusciti a farti perdere la voglia di goderti una marea di cose. E ad altri anche la vita.
Strano pensare come nel 2008, era dei Computer e di tecnologia, non si riesca a risolvere uno degli infiniti problemi di questo lurido pianeta. Ma si sà, il problema non stà nel non poterlo risolvere. Il problema stà nel non volerlo risolvere.
Impotenza. Senti l'impotenza scorrerre dentro le vene. Guardi come tutto và avanti e non cambi mai una sola fottutissima cosa, nonostante gli sforzi. Ti palpita la testa, ti senti di scoppiare. Manderesti tanti di quegli urli da far crollare anche quel maledetto Vesuvio che fà da sfondo a questa miseria, a questa fogna che continuano a chiamare città, che continuano a chiamare Napoli.
Ti senti uno straccio. Ti chiedi come cazzo si possa arrivare a questo al giorno d'oggi, a come possa tirare tutto avanti nonostante non funzioni una benemerita mazza che vada a tuo favore. Quel giorno vedevo il tutto come se fossi più che mai uno spettatore dietro le quinte, una sorta di uomo invisibile. Come se tutto fosse solo un incubo. Non fai dunque altro che ripeterti di svegliarti, ma non ti svegli.
Perchè sai che non è un incubo. Non lo è, e non lo sarà mai. E' peggio. E' la realtà.

mercoledì 14 maggio 2008

Asse Mediano

Lago Patria, frazione di Giugliano (NA).
Provenendo da Ovest, è qui che ha inizio l'Asse mediano (la ex-SS162) della provincia di Napoli, un enorme serpentone di cemento armato che attraversa i comuni di Giugliano, Qualiano, S.Antimo, Melito, Casandrino, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Cardito, Afragola ed infine Acerra.
Tante città, un solo stramaledetto volto.
Partendo da Lago Patria questa strada dice già tutto di sè.
La presentazione non si fà attendere troppo. Gli alti canneti e le grandi distese di terre circondate da rifiuti di ogni tipo sono le prime cose che assalgono la vista, il primo biglietto da visita. Basta percorrere qualche centinaio di metri in più per osservare poi i lunghi e decadenti viadotti che ospitano sotto la loro ombra decine di prostitute che aspettano qualche cliente per racimolare quel minimo che serva per campare in questo cesso di posto. I tanti Hotel presenti in zona sembrano essere stati eretti apposta per loro, per permettergli di trascorrere quei minuti di sesso in una stanza a quattro stelle piuttosto che in una delle tante vie abbandonate, col rischio di subire una rapina nel bel mezzo dell'attività. Non più Hotel turistici, ma Hotel del sesso a pagamento.
Spesso in questa zona al naso arriva la puzza di merda dei depuratori di Licola, che appesta l'aria del Giuglianese e dei dintorni. Un fetore da far rabbrividire i sensi.
Proseguendo lo scenario muta leggermente, e dopo essere passati accanto all' "Auchan" di Giugliano, la strada arriva a costeggiare il centro della città, per poi passare nelle periferie degli altri comuni. Gli enormi palazzoni eretti senza un piano regolatore nel periodo del pieno boom edilizio fanno da sfondo a questo tratto dell'asse, insieme ai tanti edifici appartenenti a varie case produttrici. Continuando ancora, la strada termina poi ad Acerra, dopo aver superato di poco l'enorme centro commerciale "Le porte di Napoli" di Afragola.
Sull'asse mediano ci sarò passato un mucchio di volte, ma ogni volta sembra essere sempre peggio.
Di notte le uniche luci presenti sono quelle delle auto, e le distrutte indicazioni presenti sono ancora più difficili da leggere. Facile sbagliare uscita e ritrovarsi chissà dove.
Le piazzole di sosta si contano sul palmo delle mani. Fermarsi è l'ultima cosa che in molti farebbero, anche se la testa stesse per scoppiare da un momento all'altro.
Questo mostro di asfalto svolge una funzione importante, collegando i tanti comuni dell'area Nord di Napoli. Ma il totale abbandono e il conseguente degrado hanno fatto sì che divenisse una lurida fogna a cielo aperto dove si ha la sensazione di sguazzare come topi in trappola.
Insieme alla tangenziale ed alla SS7quater, sembra essere una delle tante strade verso il nulla.
Percorrerle mette addosso una strana sensazione.
Sono i mostri di asfalto, le nuove armi di sfondamento di massa.
Entrano nelle città, trafiggono confini, accolgono migliaia di veicoli al giorno, permettono scambi veloci e giri di affari immensi. Se chiudessero, il Sistema andrebbe in tilt.
Ciò che però resta non è altro che il vomito del vomito rigurgitato un'infinità di volte, che fà salire il sangue agli occhi ed alla testa.
Il degrado non fà che da contorno a questo silenzioso giro continuo.
Tutto si ripete ogni giorno, costantemente ed inevitabilmente. Nient'altro che il solito, misero, monotono, quotidiano circolo chiuso...

domenica 4 maggio 2008

Parchi divertimenti

Non ricordo quanti anni avevo la prima ed unica volta che andai a Ditellandia, il parco divertimenti vicino Mondragone (CE).
Ricordo solo che ero bambino.
Un'area di 250.000 mq, un grande agglomerato di giostre, gabbie e piscine sorto vicino ad una delle costiere più luride di tutto il pianeta. La costiera di Pineta Mare.
In età infantile a certe cose non fai caso, nella maniera più assoluta. Ti passano sotto gli occhi, sfiorano la tua vista ma non arrivano ai tuoi pensieri. Così, tutto lo schifo che vi è attorno a quel posto era come se non ci fosse. Eppure, riesci a ricordarlo benissimo. La strada assolata costeggiata da alti canneti e da rifiuti di ogni tipo, la puzza degli allevamenti di bufala vicini, il fetore di qualche incendio appiccato a non si sà cosa. Tutto nella memoria. Tutto lì, in una terra abbandonata ormai anche dai morti. Le poche giostre presenti erano ormai ferraglia arrugginita, tutto puzzava di vecchio. Neanche i Luna Park ambulanti sembravano essere messi tanto male. Ditellandia comprende anche uno Zoo, dove l'unica colpa degli animali rinchiusi nelle gabbie è quella di essere venuti al mondo. Rammento bene un orso spellacchiato, tenuto in una gabbia così stretta che neanche poteva muoversi. Gironzolava sul cemento sporco della sua stessa merda, essiccata da ore al sole. Una parte di me voleva continuare a scoprire, un'altra voleva solo andare via.
D'estate il posto si riempe di gente che affolla le piscine, così come accade all'acqua park di Giugliano (NA), il "Magic World". Quest'ultimo si trova nel quartiere di Licola, zona dove ho anche abitato per qualche mese.
Proprio l'anno scorso vi fu un omicidio fuori l'ingresso del parco, una regolazione di conti tra clan. Il 10 Agosto 2007, Nunzio Cangiano fu ucciso da un paio di killer che correvano su di una moto, in pieno giorno.
Il parco venne eretto nel 1998. Ben 150.000 mq di attrazioni. Attrazioni che però, col tempo, sono divenute sempre di meno. Piano piano, anno dopo anno, molte di queste sono state chiuse. Così come è accaduto all'Edenlandia, il parco divertimenti di Napoli, sito nel quartiere di Fuorigrotta. Nel mio ricordo infantile l'Edenlandia era un posto fantastico. Adesso, sembra essere soltanto l'emblema del degrado e dell'abbandono. Puzza, puzza tutto di marcio. Le poche giostre rimanenti danno l'impressione di potere cadere in testa da un momento all'altro. Tutto è allo sfascio. Ma il problema non sono purtroppo i parchi in sè. Questi posti, creati non con la speranza di dare un pò di vita ad una terra persa, ma con lo scopo di ingrassare le tasche, altro non sono che un simbolo del degrado di queste terre. Uno dei tanti, infiniti loghi che fanno da portavoce a questo sfacelo.
Eppure continuano a rimanere aperti, ad ospitare continuamente folle di persone.
Non un solo misero lavoro di restauro, di mantenimento.
Solo il continuo passare del tempo, che continua a consumare quel poco che rimane...

domenica 20 aprile 2008

Afa

Via campana, Quarto (NA)

A Quarto mondo comincia a fare caldo.
La primavera sembra avere già lasciato il posto all'estate, con la sua calura asfissiante e insopportabile. Il clima muta, fà un giro continuo, così come le sensazioni che ti arrivano addosso.
D'inverno questi posti sembrano un letamaio come sempre, ma è soprattutto d'estate che danno il meglio di sè.
Sulla costiera cominciano a vedersi magari i primi patiti della tintarella, la gente fa jogging ed il Vesuvio fà da sfondo a magliette a mezza manica e gelati. I turisti cominciano a ritornare, hanno voglia di espolorare la famigerata città di Pulcinella, vogliono vedere con i propri occhi se tutto ciò che si dice di Napoli è vero. Le strade sono affollate, si vedono le macchine fotografiche che incamerano foto su foto, i carretti ambulanti vendono bibite a prezzi folli ed i monumenti imbrattati riacquistano un pò di importanza.
Nell'hinterland no. In queste zone la tintarella la prendi camminando per strade desolate, incorniciate da sacchetti di spazzatura, pneumatici ed arredi come divani e mobili gettati lungo le strade. Il sole picchia, batte forte sulle poche teste presenti nelle tante vie solitarie e degradate. Le ore di pranzo sono quelle in cui la sensazione di essere completamente soli è più forte. Per strada ci sei solo tu, tu e quella fottuta afa che non fà altro che stordirti e mostrarti al meglio in che cesso a cielo aperto vivi. Il caldo inoltre mette in risalto il fetore della spazzatura che sale indisturbato fino al tuo naso. Mi guardo intorno, penso ogni volta in quale schifo di posto abito, mi sento solo. Viene la voglia di urlare, di prendere a calci in culo tutto e tutti, di distruggere e distruggersi fino allo stremo delle forze, consapevole che tutto ciò servirà a nulla. Nulla e nient'altro. Ti senti prigioniero di un posto dalla quale non puoi fuggire, una prigione di quattro mura che ha il nome di casa. Una prigione dove l'unico reato che devi scontare sembra quella di essere nato. Il sole continua a picchiare, a volte impedisce anche di pensare. Forse è meglio così. Non pensare è il non-segreto. Cominciare a farsi le pippe mentali significa fare la fine del sottoscritto. Il problema però è proprio questo. Quando attraverso questi posti non riesco a non pensare a ciò che si cela dietro, così come quando guardo un sacchetto di immondizia non riesco a non pensare a tutta la storia di quella busta di plastica gettata a terra. E l'estate non fà altro che far lievitare quello schifo che ti porti dentro.
Brucia, brucia tutto.
Brucia fuori, brucia dentro...

lunedì 14 aprile 2008

Centri commerciali

E' assurdo che per realizzare una qualsiasi infrastruttura da queste parti ci Quarto Nuovo (NA)mettano anni ed anni quando tutto va bene, mentre per ereggere un centro commerciale ci impieghino soltanto pochi mesi.
Il profitto non può attendere, i bisogni e i diritti della gente si.
Uno di questi colossi di cemento armato lo posso vedere tutti i giorni dalla mia abitazione.
Quasi cento negozi, quasi 10.000 posti auto. Grosso, ma neanche più di tanto. Ce ne sono di più grandi in circolazione in queste terre di nessuno.
Vengono edificati dove prima vi era il nulla. Un nulla fatto di terreno e sterpaglie circondato spesso da enormi palazzoni o strade totalmente solitarie. Poi, all'improvviso, cominciano ad innalzarsi i pilastri e tutto il resto, come se la terra stesse vomitando fuori un maledetto vulcano. Vulcani che però non eruttano lava e ceneri, ma soldi. Soldi che finiranno nelle tasche di chi ha tutto ciò che di materiale potrebbe essere desiderato. Soldi, soldi e nient'altro. Ne costruiscono a centinaia, a migliaia. Sembra che li edifichino per nascondere i problemi e dare alla gente una sensazione diversa di questi luridi posti, come se alla fine non fossero poi così abbandonati a sè stessi. Il centro I pini ed il Carrefour a Casoria (NA), il Vulcano Buono a Nola (NA), il centro Campania a Marcianise (CE), gli Auchan a Giugliano ed a Mugnano (NA), Le porte di Napoli ad Afragola (NA), le Campane a Pozzuoli (NA), il Quarto Nuovo a Quarto (NA).
Sono soltanto alcuni dei colossi che sono stati inaugurati in questi fottuti anni di sperpero.
Ci vai quando non hai una benemerita mazza da fare. L'obbiettivo in fondo è quello. Fuori niente, dentro tutto. Negozi, Bar, punti di ristoro, piazzette con maxi-schermi per vedere anche le partite, il cinema e quant'altro. Tutto studiato per indurre le mani ad allungare i portafogli.
Per raggiungere questi molossi però, bisogna passare nelle sconfinate periferie a Nord di Napoli ed a Sud di Caserta. Terre dove l'autostrada del sole, la A1, e la tangenziale, sembrano attraversare un inferno infuocato. E non sò perchè, ma questa sensazione vige anche in inverno, quando fà freddo.
Negli ultimi anni sono forse nati più centri commerciali in Campania che bambini in Africa.
La cosa bella è che funzionano, altrimenti non li costruirebbero. Fruttano danaro e a nessuno rompono le palle. Adesso anche nella zona dove risiedo potrò dire di avere un centro commerciale vicino casa. Quando prima dichiaravo la mia località di residenza, nessuno capiva mai in che fottuto posto abitassi. Adesso invece sono in molti a conoscerla, per via di un nuovo, ennesimo agglomerato di cemento armato.
Se dunque prima questo era soltanto un buco del cesso sconosciuto, l'unica differenza è che adesso, con la costruzione di questo nuovo mostro, è soltanto un buco del cesso conosciuto...

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