giovedì 19 giugno 2008

Coltelli

Una sfida. A Quarto mondo una minima presa di confidenza può equivalere ad una sfida. Una sfida che ti può costare caro, molto caro. A volte un prezzo come la vita.
Eppure in quel momento tu sei lì, non stai facendo nulla di che, non ti accorgi neanche che coloro che avevi guardato per un momento, adesso stanno venendo verso di te in tutta fretta.
E quando si avvicinano è tardi, troppo tardi. Puoi cercare di apparare la situazione, ma non andare via a gambe levate. Quello proprio no. Tanto non scappi. Tu sei a piedi, loro hanno mezzi come motorini ed auto. E ti prendono. Ed anche se riesci a scappare, rischi di ritrovarteli chissà quando davanti. Eppure tu niente avevi fatto. Ma proprio niente. Avevi solo usato gli occhi per guardarti intorno, così, senza manco farci caso.
Così, esci da un Cinema, ti dai un'occhiata intorno, e dopo manco un minuto ti ritrovi a due tizi su un motorino che ti fanno: "Oh, ma stai guardanno?"
In quel momento cosa rispondi se non: "Io? No."
Meglio non farsi uscire un "Si" dalla bocca. A quest'ora potresti non essere qui a battere le dita sulla tastiera.
In certi casi basta dire un no. In altri manco quello.
Febbraio 2004. Ricordo bene la notizia. Ci rimasi una merda.
Uno sguardo di troppo ad un paio di ragazze, ed et-voilà, ti ritrovi con chissà quante fottutissime coltellate in corpo.
Francesco Estatico ha lasciato così questo mondo crudele, questo Quarto mondo.
Aveva solo guardato, nient'altro. E magari preso un minimo di confidenza con una ragazza che lo aveva notato e che lo aveva avvicinato. Niente di più.
Una presa di confidenza e ti ritrovi con i buchi in corpo. E non sperare nella maniera più assoluta che qualcuno ti dia una mano. No, al massimo sono gli altri che adesso stanno a guardare. La puzza di morte nell'aria impedisce che le bocche si aprano. La paura cuce le labbra, ferma le dita, paralizza gli arti e tutto il corpo. Così, mentre i buchi cominciano a cacciare quel maledetto e denso sangue, gli sguardi intorno rimangono pietrificati, perchè se fai qualcosa sei colpevole, ci sei di mezzo anche tu. E i buchi in corpo nulla ci mettono ad arrivare.
Non importa se sei in un quartiere di periferia o se sei in pieno centro. Francesco i buchi li prese davanti al mare, a Mergellina, rinomata zona turistica con il Vesuvio che fà da sfondo.
Coltelli. Le chiamano armi bianche. Le armi bianche che si tingono di rosso sangue.
Le pistole non vanno bene. Quelle fanno troppo casino, e poi forse non ci trovano manco sfizio.
I coltelli invece, quelli si. Silenziosi e letali, e non puoi manco dire che in una rissa è stato quel tizio a cacciare fuori l'arma.
Ed il più delle volte ci stanno di mezzo le ragazze. Quasi sempre.
Ottobre 2006. Pozzuoli (NA). Le coltellate stavolta se le becca Daniele del Core, che cerca in maniera disperata di difendere l'amico. Una ragazza il motivo, come al solito.
Una relazione tra l'amico di Daniele ed il suo assassino. Pochi attimi, e ti ritrovi con i coltelli puntati addosso. Ed in quel momento cosa fai? Scappi a gambe levate e lasci un amico così, oppure ti butti in mezzo con la speranza remota di poter bloccare la faida?
In quei momenti non capisci un cazzo. Hai una fottuta paura. Eppure una scelta la prendi sempre, anche se non scegli. Stare lì a guardare il tuo amico farsi ammazzare è pur sempre una scelta. Ma Daniele scelse la seconda ipotesi. E le coltellate se le beccò anche lui. I buchi, i tanti buchi che ti fanno assomigliare al famoso formaggio svizzero, posero fine alla sua vita.
Quarto mondo. Qui più che mai chi si fà i cazzi suoi campa 100 anni. Ma forse manco quelli. A volte ti ritrovi al momento sbagliato nel posto sbagliato, e nonostante ti stessi facendo i cosiddetti cazzi tuoi la pelle ce la lasci lo stesso. Ed anche se fosse realmente così, c'è da immaginarsi quali 100 anni di merda siano.

mercoledì 11 giugno 2008

A monterusciello

Monterusciello. Quartiere alla periferia di Pozzuoli, terra di case popolari ed enormi viali rettilinei, sorto in una manciata di tempo, dopo il bradisismo che colpì Pozzuoli. Avrebbe dovuto accogliere migliaia di persone e l'ha fatto, ma ad un costo forse peggiore del precedente. Monterusciello, per anni la mia seconda casa.
Nel quartiere ci ho passato anni della mia vita tra scuole elementari e medie, partite di pallone mai vinte, ed infine a casa di parenti. Ci passo spesso, per Monterusciello, ma non come prima. Anni fà ci passavo quasi tutta la giornata, dalla mattina alla sera. Non è mai stata una bella zona questa, e forse mai lo sarà. Ma ogni giorno che la vedi ti viene sempre di più la voglia di metterti le mani nei capelli e strapparteli uno ad uno, fino a rasarti la testa completamente. La scampia di Pozzuoli, anzi, il Bronx di Pozzuoli. E' così che chiamano quel pezzo di quartiere vicino alla scuola media Diaz, affianco a quel centro commerciale iniziato e mai finito, dove ora al massimo ci vedi solo qualche tossico che si spara delle dosi. Ma forse neanche il Bronx è messo così male. Una infinità di palazzoni, qualche negozietto quà e là, e questo è Monterusciello. Non un solo posto dove svagare con la testa, non un solo misero punto di ritrovo. Di zone verdi ve ne sono, ma il verde è l'apparenza. Sotto l'erba ci trovi di tutto, dalle siringhe a rifiuti di ogni tipo. Ti viene da chiederti se ci sia un solo buco dove si possa respirare, in questa zona. Ma non ne vedi. Sembra tutto uguale. Inoltre con il problema della spazzatura è ancora peggio. Le case ormai sembrano baciarsi con la monezza. Le montagne di schifo giacciono a pochissima distanza dai balconi di quelle case bianche e grigie, e il fetore ti accompagna sempre, anche quando la alzano, la monnezza. Rimane quella fanghiglia umida e puzzolente, peggio del vomito, che appesta l'aria per giorni. Il problema è che la spazzatura poi tornano a prenderla dopo settimane se non mesi, quindi neanche un giorno di tregua. La puzza te la devi tenere, punto e basta. A stento ci passano gli autobus per Monterusciello. Se potessero cambiare direzione lo farebbero subito, senza pensarci. Quella della s.e.p.s.a. è l'unica fermata ferroviaria di tutto il quartiere, posta vicino all'imbocco della tangenziale poi. Come a dire: "Tanto nessuno ci sale..."
Eppure, da Monterusciello puoi riuscire a vedere anche il mare. Se ti sposti un pò più verso la costa vedi quella distesa di acqua azzurra, senti il suo profumo che si mischia con la puzza di merda dei vicini depuratori. Si, perchè giù c'è Cuma, e più in là Licola, quartiere di Giugliano.
Ho conosciuto un mucchio di gente di Monterusciello. Gente come me, come tutti. Gente. Tanta.
E ogni volta viene da chiedersi come ci si possa ridurre così. Ogni volta.
Monterusciello, quartiere simbolo dell'abbandono odierno.
Tutto lasciato a marcire, ad aspettare che il tempo faccia il suo dovere.
Un quartiere, migliaia e migliaia di persone. Solo migliaia di persone...


martedì 3 giugno 2008

Buco d'Europa

Quarto mondo. Se non ci vivi non lo capisci, non lo comprendi, non lo senti. Devi esserci dentro per avvertire sulla pelle un'infinità di sensazioni. Devi camminarci dentro, sopra le tante, infinite strade, con la spazzatura affianco che ti fà sempre compagnia e che ti irrita il naso, con il sole che ti picchia sulla testa o la pioggia che ti inzuppa da capo a piedi ed allaga tutto. Devi camminarci con le tue scarpe, nuove o vecchie che siano, ed udire l'eco dei tuoi soli passi che attraversano il nulla. Devi guardarti intorno e vedere che ciò che ti circonda altro non è che un deserto di sterpaglie, spazzatura, asfalto e cemento. Capire. Non guardare semplicemente la Tv, e vedere tutto da uno schermo lontano miglia di distanza. Bisogna esserci.
Guardare le colonie di zoccole (topi) che rosicano e sguazzano nel lerciume, i cani randagi che rovistano in cerca di qualcosa da mangiare, i milioni di moschini che ti si ficcano sulla pelle e non ti lasciano in pace. Osservare. Osservare come il lavoro non ci sia nella maniera più assoluta, e quando c'è và fin troppo spesso a puttane. Vedere gli immigrati di primo mattino mettersi vicino ad un muretto o ad un'incrocio, ad aspettare chissà quale fatica scarsamente retribuita, quale lavoro in nero. Ci sono sempre, anche se piove o c'è un fottutissimo sole da spaccare le pietre. Loro sono lì, ad aspettare.
Guardare come tutto muti in così poco tempo, come dal nulla si elevino palazzi, ville, parchi, centri commerciali e superstrade. Tutto senza un piano regolatore, tutto alla cosidetta "cieca".
Vedere le infinite strade dissestate fare da contorno alle enormi opere stradali. Leggere quegli sbiaditi cartelli che ti indicano in quale misera città ti trovi, in quale pozzo di sangue e merda stai sguazzando.
Sentire. Sentire il calore del fuoco e la puzza di bruciato, che fà accapponare la pelle e girare la testa. Sentire il fetore di merda dei depuratori di Licola che ogni tanto viene a casa tua a farti visita, senza bussare mai alla porta.
Sentire... sentire tutte quelle luride, maledette, fottute ed inutili chiacchere alla Tv, tutte quelle stronzate sparate una dopo l'altra, mentre qui non cambia mai un beneamato cazzo.
Quarto mondo, dove le cose sembra funzionino al rovescio.
Il buco del culo dell'Europa, dove finisce tutta la merda prodotta dal resto dei paesi. Una fogna, dove tu, non essere umano, ma bensì pezzo di stronzo, puoi cercare di fuggire o meno.
Restare o scappare. Scelta di vita o di morte.
Se non ci vivi non sai cosa vuol dire veramente.
Quarto mondo. Terra di confine. Terra di nessuno...

domenica 25 maggio 2008

Rifiuto umano

Cielo cupo, nuvoloso. Passo dopo passo, metro dopo metro, rifiuto su rifiuto. Uno dei soliti giorni, uno dei tanti. Corso Umberto. I cumuli di 'munnezza giacevano sulla strada, mentre la gente continuava a passeggiare come se nulla fosse.
Ogni tanto sentivo anche l'accento di qualche turista che mi camminava vicino. La domanda che mi pongo sempre quando vedo turisti è: "ma cosa diamine ci verranno a visitare qui?" Domanda alla quale non trovo risposta, se non che vengano apposta per avventurarsi in una città dove l'unica cosa che puoi fare è una breve vacanza. Ma viverci... no, quello no. Viverci è un'altra cosa.
Corso Umberto è sempre un cesso a cielo aperto, c'è poco da fare. Cinesi, africani, venditori ambulanti sistemati ovunque, spazzatura e puzza di marcio. Il benvenuto a chi scende dalla stazione principale di Piazza Garibaldi. Le migliaia di traverse accolgono nelle loro viscere centinaia di negozi, per la maggior parte cinesi, nascondendo sotto l'ombra dei palazzi di tutto e di più. Sul rettifilo ci trovi ciò che non riesci a trovare in quasi tutto il resto dellà città.
Ebbene, quel giorno mi sentivo ancora più strano. Una sensazione come al solito di rabbia mista a schifo, ma forse con qualcosa in più. Avevo da poco finito di pranzare. Una pizza, forse l'unica cosa buona che resta di questo posto. Nel percorrere Corso Umberto, lo scenario che si proponeva ai miei occhi era una trincea di spazzatura. Tutta rovesciata sulla strada, tutta lì, ad appestare l'aria ed i polmoni. Forse sparsa da chi ovviamente ne ha i coglioni pieni.
Ogni giorno passo accanto a cumuli di rifiuti, ma quella volta mi sentivo stranamente ancora di più una sorta di rifiuto umano.
Ti toglie la dignità. O almeno, cerca di togliertela.
Vedi la tua città in TV, trasmessa da chi non sà neanche cosa significhi camminare tra l'immondizia, sentirne tutti i giorni la puzza. E pensi a chi riesce dall'alto del suo potere a fottere ancora tutto e tutti. Politica, Camorra, e purtroppo spesso anche Polizia. Un agglomerato di assassini che sono riusciti a farti perdere la voglia di goderti una marea di cose. E ad altri anche la vita. Strano pensare come nel 2008, era dei Computer e di tecnologia, non si riesca a risolvere uno degli infiniti problemi di questo lurido pianeta. Ma si sà, il problema non stà nel non poterlo risolvere. Il problema stà nel non volerlo risolvere.
Impotenza! Senti l'impotenza scorrerre dentro le vene. Guardi come tutto và avanti e non cambi mai una sola fottutissima cosa, nonostante gli sforzi. Ti palpita la testa, ti senti di scoppiare. Manderesti tanti di quegli urli da far crollare anche quel maledetto Vesuvio che fà da sfondo a questa miseria, a questa fogna che continuano a chiamare città, che continuano a chiamare Napoli.
Ti senti uno straccio. Ti chiedi come cazzo si possa arrivare a questo al giorno d'oggi, a come possa tirare tutto avanti nonostante non funzioni una benemerita mazza che vada a tuo favore. Quel giorno vedevo il tutto come se fossi più che mai uno spettatore dietro le quinte, una sorta di uomo invisibile. Come se tutto fosse solo un incubo. Non fai dunque altro che ripeterti di svegliarti, ma non ti svegli.
Perchè sai che non è un incubo. Non lo è, e non lo sarà mai. E' peggio. E' la realtà.

mercoledì 14 maggio 2008

Asse Mediano

Lago Patria, frazione di Giugliano (NA).
Provenendo da Ovest, è qui che ha inizio l'Asse mediano (la ex-SS162) della provincia di Napoli, un enorme serpentone di cemento armato che attraversa i comuni di Giugliano, Qualiano, S.Antimo, Melito, Casandrino, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Cardito, Afragola ed infine Acerra.
Tante città, un solo stramaledetto volto.
Partendo da Lago Patria questa strada dice già tutto di sè.
La presentazione non si fà attendere troppo. Gli alti canneti e le grandi distese di terre circondate da rifiuti di ogni tipo sono le prime cose che assalgono la vista, il primo biglietto da visita. Basta percorrere qualche centinaio di metri in più per osservare poi i lunghi e decadenti viadotti che ospitano sotto la loro ombra decine di prostitute che aspettano qualche cliente per racimolare quel minimo che serva per campare in questo cesso di posto. I tanti Hotel presenti in zona sembrano essere stati eretti apposta per loro, per permettergli di trascorrere quei minuti di sesso in una stanza a quattro stelle piuttosto che in una delle tante vie abbandonate, col rischio di subire una rapina nel bel mezzo dell'attività. Non più Hotel turistici, ma Hotel del sesso a pagamento.
Spesso in questa zona al naso arriva la puzza di merda dei depuratori di Licola, che appesta l'aria del Giuglianese e dei dintorni. Un fetore da far rabbrividire i sensi.
Proseguendo lo scenario muta leggermente, e dopo essere passati accanto all' "Auchan" di Giugliano, la strada arriva a costeggiare il centro della città, per poi passare nelle periferie degli altri comuni. Gli enormi palazzoni eretti senza un piano regolatore nel periodo del pieno boom edilizio fanno da sfondo a questo tratto dell'asse, insieme ai tanti edifici appartenenti a varie case produttrici. Continuando ancora, la strada termina poi ad Acerra, dopo aver superato di poco l'enorme centro commerciale "Le porte di Napoli" di Afragola.
Sull'asse mediano ci sarò passato un mucchio di volte, ma ogni volta sembra essere sempre peggio.
Di notte le uniche luci presenti sono quelle delle auto, e le distrutte indicazioni presenti sono ancora più difficili da leggere. Facile sbagliare uscita e ritrovarsi chissà dove.
Le piazzole di sosta si contano sul palmo delle mani. Fermarsi è l'ultima cosa che in molti farebbero, anche se la testa stesse per scoppiare da un momento all'altro.
Questo mostro di asfalto svolge una funzione importante, collegando i tanti comuni dell'area Nord di Napoli. Ma il totale abbandono e il conseguente degrado hanno fatto sì che divenisse una lurida fogna a cielo aperto dove si ha la sensazione di sguazzare come topi in trappola.
Insieme alla tangenziale ed alla SS7quater, sembra essere una delle tante strade verso il nulla.
Percorrerle mette addosso una strana sensazione.
Sono i mostri di asfalto, le nuove armi di sfondamento di massa.
Entrano nelle città, trafiggono confini, accolgono migliaia di veicoli al giorno, permettono scambi veloci e giri di affari immensi. Se chiudessero, il Sistema andrebbe in tilt.
Ciò che però resta non è altro che il vomito del vomito rigurgitato un'infinità di volte, che fà salire il sangue agli occhi ed alla testa.
Il degrado non fà che da contorno a questo silenzioso giro continuo.
Tutto si ripete ogni giorno, costantemente ed inevitabilmente. Nient'altro che il solito, misero, monotono, quotidiano circolo chiuso...

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